NEWS. per pazienti

CA MAMMELLA RECETTORI ORMONALI POSITIVI:STRATEGIA.

Il tumore della mammella rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile.
In Italia si registrano oltre 55.000 nuove diagnosi ogni anno, con un’incidenza in costante aumento, in parte legata al miglioramento dei programmi di screening e alla maggiore attenzione diagnostica.

Grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nei trattamenti, la prognosi è significativamente migliorata: la sopravvivenza a 5 anni è oggi superiore all’88–90%, con variazioni legate allo stadio alla diagnosi e alle caratteristiche biologiche del tumore.

Fattori di rischio e prevenzione

I principali fattori di rischio includono:

 età,

 familiarità e predisposizione genetica,

 esposizione prolungata agli estrogeni,

 sovrappeso (in particolare dopo la menopausa),

 sedentarietà e consumo di alcol.

Una quota di casi (circa 5–10%) è associata a mutazioni genetiche ereditarie, in particolare dei geni BRCA1 e BRCA2, che comportano un rischio significativamente aumentato e richiedono strategie di prevenzione e follow-up dedicate.

La diagnosi precoce, attraverso programmi di screening mammografico e controlli clinici regolari, rappresenta il principale strumento di riduzione della mortalità.

Trattamento e personalizzazione delle cure

Il trattamento del tumore della mammella è oggi altamente personalizzato e si basa su:

 stadio di malattia,caratteristiche biologiche del tumore (recettori ormonali, HER2,

indice di proliferazione),

 condizioni cliniche e preferenze della paziente.

Le opzioni terapeutiche possono includere chirurgia, radioterapia, chemioterapia, ormonoterapia, terapie mirate e immunoterapia, utilizzate singolarmente o in combinazione, in fase adiuvante, neoadiuvante o metastatica.

Nelle forme avanzate o metastatiche, l’obiettivo del trattamento è controllare la malattia nel tempo, preservando la qualità di vita, grazie a terapie sempre più efficaci e meglio tollerate rispetto al passato.

Follow-up e qualità di vita

 

Carcinoma Gastrico: NEWS

Negli ultimi anni il trattamento del carcinoma gastrico e della giunzione gastro-esofagea in stadio avanzato ha registrato importanti progressi grazie all’introduzione dell’immunoterapia.

In particolare, l’associazione di immunoterapia (nivolumab) e chemioterapia come trattamento di prima linea ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza complessiva (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola chemioterapia, soprattutto nei pazienti con espressione del biomarcatore PD-L1.

Nivolumab è un farmaco immunoterapico che agisce bloccando il recettore PD-1, un meccanismo attraverso il quale il sistema immunitario viene “inibito” dalle cellule tumorali. In questo modo, l’immunoterapia consente al sistema immunitario di riconoscere e colpire più efficacemente il tumore.

Lo studio clinico di fase III CheckMate 649 ha dimostrato che i pazienti trattati con nivolumab in associazione alla chemioterapia presentano una sopravvivenza significativamente superiore rispetto a quelli trattati con la sola chemioterapia, con un beneficio clinico rilevante e duraturo nel tempo.

Dal punto di vista della sicurezza, l’associazione immunoterapia-chemioterapia ha mostrato un profilo di tollerabilità complessivamente gestibile, con effetti collaterali noti e monitorabili, se il trattamento viene seguito da un oncologo esperto.

Oggi, nei pazienti selezionati, l’immunoterapia in combinazione con la chemioterapia rappresenta una opzione terapeutica di riferimento nel trattamento del tumore gastrico avanzato, all’interno di un percorso di cura personalizzato sulla base delle caratteristiche biologiche della malattia e delle condizioni cliniche del paziente.

Carcinoma del colon-retto

 Nuove prospettive nel trattamento della fase avanzata  

In Italia si stimano oltre 49.000 nuove diagnosi ogni anno di tumore del colon-retto (circa 27.000 negli uomini e 22.000 nelle donne).
I decessi annuali sono circa 20.000, con una maggiore incidenza nel sesso maschile.

La sopravvivenza a 5 anni è pari a circa 66% per il tumore del colon e 62% per il tumore del retto, con valori simili tra uomini e donne. È documentata una minore sopravvivenza nelle regioni del Sud Italia, inferiore di circa il 5–8% rispetto al Centro-Nord, verosimilmente legata a fattori di prevenzione e accesso alle cure.

Fattori di rischio e prevenzione 

I principali fattori di rischio includono: 

 consumo elevato di carni rosse e insaccati,

 dieta ricca di farine e zuccheri raffinati,

 sovrappeso e sedentarietà,

 fumo di sigaretta ed eccesso di alcol. 

Tra i fattori protettivi rientrano: 

 consumo regolare di frutta, verdura e cereali integrali,

 adeguati livelli di vitamina D e calcio,

 attività fisica regolare. 

Alcune condizioni cliniche aumentano il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto, come la rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn.
Una quota minoritaria dei casi (circa 2–5%) è legata a forme ereditarie, tra cui la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch, associate a mutazioni genetiche specifiche. 

Malattia avanzata e trattamenti 

Una parte dei pazienti, nonostante un intervento chirurgico radicale, oppure già alla diagnosi (malattia metastatica sincrona), può sviluppare metastasi, rendendo necessario un trattamento sistemico con chemioterapia, talvolta associata a chirurgia delle metastasi in casi selezionati. 

Nel tumore del colon-retto metastatico non resecabile, il trattamento con chemioterapia intensiva (FOLFOXIRI) associata a bevacizumab ha dimostrato risultati significativi in prima linea, migliorando il controllo della malattia rispetto ai regimi standard a due farmaci (FOLFOX o FOLFIRI).

Studi recenti hanno inoltre evidenziato che la reintroduzione di FOLFOXIRI anche dopo la progressione di malattia può offrire un ulteriore beneficio clinico in pazienti selezionati, rappresentando una strategia terapeutica innovativa. 

In particolare: 

  • la sopravvivenza globale mediana (OS) è risultata superiore con FOLFOXIRI rispetto alle doppiette (27,4 vs 22,5 mesi);

  • la sopravvivenza libera da progressione (PFS) in prima linea è stata di 12,0 mesi rispetto a 9,8 mesi nei trattamenti di confronto.

 

BIOPSIE CON AGO SOTTILE CON MONITORAGGIO TAC/ECO

I professionisti che collaborano nell'equipe oncologica di Villa Donatello

Intervista al Dr. Citone Michele, Radiologia Interrventistica 

Villa Donatello- Sesto Fiorentino, Firenze

Non solo terapia, ma anche foto.....

“Oltre le cure tradizionali…  L’arte come terapia”

I pazienti recuperano fiducia se sui muri delle loro stanze ci sono immagini rasserenanti

Clicca sulla foto per collegarti al sito Photo art